Sedici anni – Capitolo 9

Sedici anni – Capitolo 9
Capitolo 9
Ero sdraiato sul mio letto strimpellando piano la mia chitarra, non stavo suonando niente di particolare, la mia mente era altrove. L’incidente del giorno prima con Alberto mi aveva rilassato un po’ ma era un po’ imbarazzante. Voglio dire che stavo là mangiando pizza col mio miglior amico che avevo appena baciato, che ora sapeva che ero gay, che ero innamorato di Alessandro e si comportava come se nulla fosse cambiato. Era cambiato qualche cosa? Io ero ancora lo stesso, lui era ancora Alberto, ed io ero molto solo senza Alessandro. Ma c’era un cambio significativo che avevo notato, per qualche strana ragione ero ancora più infatuato di Alberto. Come se il brivido della caccia fosse finito, i giochi erano fatti. Alberto sapeva il mio segreto ed ora io sapevo che lui non era innamorato di me, game over. C’era solo una domanda che ancora si attardava nella mia mente, ad Alberto piacevano anche i ragazzi?
“Chi se ne importa”, avevo pensato tra di me. Il mio innamoramento per Alberto aveva già causato abbastanza problemi. Io avevo avuto il più bel ragazzo del mondo nel mio cuore e nel mio letto ed io ero tanto stupido da sognare Alberto. Non sapevo se mi avrebbe mai perdonato e mi avrebbe ripreso ma la sua confessione che mi avrebbe amato per tutta la sua vita mi diede speranza. Stavo già pianificando modi per vincere di nuovo il cuore di Alessandro, un piano romantico che prevedeva succedesse a casa mia durante il giorno, quando non c’era nessuno a casa. I miei genitori sarebbero stati al lavoro ed io avrei potuto dire a Matteo quello che stavo per fare e chiedergli di andare via. Sarebbe perfetto, troppo perfetto. La mamma quel giorno ritornò a casa con delle “buone notizie.” Era passata ai corsi serali e sarebbe stata a casa durante il giorno. Ed ecco perché ero nella mia camera, a strimpellare distrattamente la mia chitarra, tentando di pensare ad un nuovo modo per riavere Alessandro.
C’era chiaramente la soluzione più ovvia, parlargli. Ma avevo troppa vergogna per andare da lui e dire “Mi spiace.” Avevo bisogno di qualche cosa di più, avevo bisogno di qualche cosa che gli dimostrasse che ero veramente distrutto e non solo dispiaciuto.

Matteo entrò nella stanza e si sedette alla mia scrivania. Io aspettai che dicesse qualche cosa ma a parte lo strimpellio della chitarra la stanza era silenziosa. Finalmente mi alzai sui gomiti a guardarlo, ma lui stava già guardando me.
“Hai detto che posso parlarti di qualsiasi cosa, vero?” Disse incerto.
“Sicuro, cosa c’è che non va, fratello? Chiesi sedendomi ed appoggiando la chitarra sul pavimento.
“Io sono… io sono un po’ spaventato. C’è un ragazzo che mi piace, ed io penso realmente di piacergli. Io penso che lui stia tentando di dirmelo”, spiegò cautamente.
“In che maniera?”
“Beh, ho notato che mi guarda molto, mi chiede se ho mai chiavato, se lo faccio con le ragazze. Mi ha chiesto se mi faccio seghe sotto la doccia”, la voce di Matteo si stava progressivamente abbassando e stava guardando i miei piedi. Mi sembrava che ci fosse qualche cosa d’altro in questa storia. Aspettai qualche secondo e quando stavo per chiederglielo, lui ricominciò dopo aver sospirato profondamente: “Stavamo giocando ad un videogioco e stuzzicandoci l’un l’altro. Gli dissi ‘mordimi’ e… e…” respirò ancora profondamente per prendere coraggio, “si chinò e mi bisbigliò in un orecchio che piuttosto… mi avrebbe succhiato.”
Rimasi a bocca aperta, ero sbalordito, forse stava parlando di Claudio.
“Allora? Poi cosa accadde?” Chiesi cautamente.
“Um, giocammo ancora un po’ e lui si spostò più vicino a me, e… Io mi spaventai e dissi che dovevo andare via.”
“Vuoi dire che un ragazzo che ti piace voleva farti un pompino e tu sei fuggito?” Chiesi sbalordito.
“Ero spaventato, OK? ” disse lui un po’ arrabbiato. “Non sapevo cosa fare, e se fosse stato solo uno scherzo?”
Lo presi per una mano e lo tirai a sedere sul letto vicino a me.
“È tutto ok, bel tipo” dissi abbracciandolo. “Devi andarci piano, non fare niente che tu non voglia. Ma se ti piace e tu gli piaci, non lasciare che se ne vada. Inoltre quei capelli biondi sono così graziosi.”
“Avevi capito che era Claudio?” Chiese tornando finalmente a sorridere.
“Sì, era una cosa facile, sono sicuro che tu gli piaci veramente e lui è veramente figo. Sei fortunato ad avere un’opportunità come questa. Non fare sciocchezze come ho fatto io.”
“Non hai rovinato tutto in maniera definitiva”, disse lui prendendo la mia chitarra. “Hai urtato i suoi sentimenti, ma io so che siete veramente innamorati. Fagli sapere quanto ti dispiace, lui ti riprenderà.
“Vorrei che fosse così semplice”, dissi abbassando la testa.
“Vai a parlargli”, insistette Matteo.
“Aspetta un attimo, tu sei quello che ha rifiutato l’offerta di un pompino e mi stai dicendo di limitarmi ad andare a parlare ad Alessandro? ” e rivolsi un piccolo ghigno al mio timido fratello che mi dàva consigli.
“Sì, qualche volta è dura accettare consigli dai parenti”, disse arrossendo leggermente e strimpellando una corda della mia chitarra. Quella corda echeggiava nella mia mente ed io la legai rapidamente ad una canzone che conoscevo. Ecco! Il modo di mostrare ad Alessandro come mi sentivo! Non avevo bisogno di cercare parole che sarebbero state inadeguate, le parole e la musica erano già state scritte per me.
“Matteo, sei un genio”, dissi alzandomi e chinandomi a baciarlo sulla fronte. La sua espressione era di gran confusione, rimase seduto e silenzioso mentre io gli prendevola chitarra, la mise nella sua custodia, mi misi le scarpe e me ne andai.
Il mio stomaco era annodato mentre andavo verso la casa di Alessandro. Ero eccitato ma ero anche nervoso al pensiero che lui non avrebbe accettato le mie scuse. Cosa avrei fatto se lui avesse deciso che gli avevo fatto troppo male per essere perdonato? Era una possibilità, ma l’idea di continuare a vivere senza Alessandro era troppo dolorosa per a me. Presi un respiro profondo, mi fermai per un momento davanti alla sua porta poi suonai il campanello. Alessandro aprì la porta e sembrò sorpreso per vedermi.
“Giorgio, cosa succede…” Cominciò a chiedere esitante, ma io alzai una mano per fermarlo.
“Non dire niente, ascoltami, devo dire solo una cosa”, dissi superandolo ed andando in soggiorno. Alessandro mi seguì e mi guardò mentre mi sevo e toglievo la chitarra dal contenitore. Mi schiarii la gola, respirai profondamente e cominciai a suonare. Alessandro si sedette di fronte a me ed io potevo guardare quel bel ragazzo bruno mentre cominciavo a cantare:
“Io non posso essere l’uomo che avrei voluto essere, non posso essere il re dell’intelligenza, io non posso sapere le cose che tu vorresti sapere.

Io non posso avere la grazia di Fred Astaire, io non posso avere la mente di Jung, io non posso comprare le cose che tu desideri.Ma c’è qualche cosa che tu non puoi dimenticare

Io ti amo. Io ti amo tra tutti i fuochi e tutto l’inferno, è qualche cosa per cui non posso smettere di amarti

Io avrei continuato ma Alessandro stava piangendo. Misi da parte la chitarra e mi avvicinai a lui, gli prendo una mano nelle mie e lo faccio alzare. Lui mi avvolse nelle sue braccia con un forte abbraccio e singhiozzò sulla mia spalla.
“Io ti amo Alessandro”, gli dissi sottovoce strofinandogli la schiena. “Anche se potessi avere Alberto io sceglierei te, tu sei l’unico che voglio.”
Dopo alcuni minuti i suo singhiozzare cominciò lentamente a diminuire e mi rilasciò dal suo
abbraccio. Io spostai i capelli dai suoi occhi mentre lui mi guardava.
“Ma perché hai gridato il suo nome mentre eri con me? ” chiese con espressione ancora depressa.
“C’è qualche cosa che non ti ho mai detto”, cominciai, “Alberto è stato il mio primo innamnoramento. Io ero innamorato di lui, ma ora è tutto finito da molto tempo prima di quella notte con te. Ma poi lui cominciò a fare degli accenni ed alcuni dei miei vecchi sentimenti ritornarono. Era un errore, un errore che ti ha fatto male, e questa è l’ultima cosa che vorrei fare. Non al ragazzo che mi ha amato per tutta la vita.”
Altre lacrime rotolarono lungo le sue guance lisce mentre sorrideva e mi baciò leggermente sulle labbra prima di darmi un altro stretto abbraccio.

“Ricordi quando eravamo solo amici anni fa?” disse prendendo fiato prima di continuare. “La ragione per cui smisi di frequentarti fu… perché ero innamorato di te. Ma pensavo che non sarei mai riuscito ad averti e mi faceva troppo male essere solo amici. Ma ti guardavo sempre a scuola, o quando vedevo te ed Alberto girare per la città in bicicletta. E poi finimmo a lavorare insieme. Quella notte, quando mi hai permesso di abbracciarti, ed il modo in cui mi guardavi la prima notte a casa mia, ho deciso di prendermi un rischio, e ha funzionò. Ero così felice di avere il ragazzo che avevo amato da sempre. Fui così distrutto quando nominasti Alberto, ho pensato che tu stessi per lasciarmi per lui.”
Io dissi piano “mai”, mentre lo guardavo negli occhi, “Tu sei l’unico che amo. Io amo ogni bel dettaglio di te. Il tuo cuore gentile, i tuoi profondi occhi marroni, la tua pelle abbronzata e liscia, i capelli rossi, tu sei il mio fragolino!”

Alessandro scoppiò a ridere al mio ultimo commento e dovette asciugarsi gli occhi.
“Fragolino? Che cosa sdolcinata!”
Risi al suo sarcasmo, poi lo guardai, i nostri occhi erano incollati fra di loro. Lui si chinò in avanti, inclinando la testa mentre gli davo un appassionato bacio con la lingua. Per un momento fui di nuovo in cielo, completato in ogni modo, fisico, emotivo e spirituale. Per un momento, comunque. Il nostro bacio finì quando sentimmo arrivare la macchina di sua mamma. Alessandro si rilassò nelle mie braccio ed appoggiò la testa sospirando alla mia spalla.
“De ja vu, huh?” disse piano.
“Sì veramente”, assentii con un sorriso furbesco. “Che ne diresti di andare a fare casino in città?” Alessandro accettò con un sorriso e scappammo fuori velocemente.

Era già stava tardi, il sole cominciava a scivolare verso l’orizzonte, ma era estate e ci sarebbe stato tempo per andare in centro. La maggior parte dei negozi era già chiusa. Ma nelle calde notti di estate come quella il piccolo porto era il posto dove andare. Feste sulla spiaggia, skaters sul boardwalk, barcaioli chiassosi, poteva veramente un luogo divertente. Normalmente Alessandro ed io ci s**tenavamo ridendo come bambini e dandoci colpi amichevoli l’un l’altro, ma quella sera era diverso. Camminammo a lungo sorridenti ma c’erano altri sentimenti in ciascuno di noi. Eravamo stati all’orlo, avevamo addocchiato la vita senza l’altro, e ci eravamo spaventati. Sebbene fossimo in pubblico e non potevamo mostrare il nostro amore, all’interno ci stavamo aggrappando uno all’altro, assicurandoci di non fare niente qualche cosa che ci facesse arrivare di nuovo a quel punto. Ero arrabbiato con me stesso per il fatto che avendo avuto dei pensieri su qualcun altro avesse causato quel guaio. Come avevo potuto farlo? Tutto quello che potevo sperare e sognare su di me era per Alessandro. Lui era il mio angelo, il mio amore, la mia anima. Ed anche se non avevo la sua bellezza o il suo splendido corpo o il suo fascino, lui vedeva la perfezione in me! L’unica possibilità era che lui era un regalo e decisi che era miglio non chiedergli nulla. Dovevo solo accettare quel ragazzo incredibile che aveva cambiato la mia vita e sperare un giorno o l’altro di meritare il suo amore. Mentre camminavamo davanti alle file di barche, misi un braccio intorno alle sue spalle e lo tirai più vicino a me stringendolo. Se volevo essere degno di lui dovevo evitare qualsiasi cosa che minacciasse di separarci. Qualsiasi altro pensiero su altre persone non era più importante. Tirai fuori la collana dalla camicia e lasciai che l’anello d’oro di Alessandro pendesse di fronte a me orgogliosamente.

Il sole stava affondando oltre l’orizzonte, dando al lago ed al cielo uno spettro di colori ardenti. I profumi del porto ondeggiavano sul vento ed i suoni dell’estate ci circondavano. Ma io me ne accorgevo appena, il mio cuore stava battendo per tanto amore che il mondo intero avrebbe potuto scioglierdi ed io non me ne sarei preoccupato. E poi, quando girammo l’angolo… BAM! Alessandro si scontrò con qualcuno piombando a terra. Vidi che era Cristian. Strinsi i pugni e mi preparai ad andargli contro ma lui non si mosse. Restò fermo guardando per un momento Alessandro, poi abbassò gli occhi, come se fosse pieno di rimorso.
“Mi spiace”, disse allungando la mano ad Alessandro che sembrava piuttosto confuso per l’improvviso atteggiamento di scusa di Cristian.
“Dovresti guardare dove vai!”, Disse Cristian ritornando un po’ arrogante.
“Forse dovresti guardare tu dove vai”, replicai pronto a battermi se fosse stato necessario.
“Maledetto stronzo, fatti gli affari tuoi!” Sbraitò.
“Perché dovrei?” Dissi sempre più incazzato, “sembra che tu ti sia divertito a sbattere a terracome il mio amico.”
“Pensi che ne abbia goduto?” Mi gridò in faccia.
“Non è stato così? Vantandoti con tutti alla festa di come lo avevi colpito. Ti sentivi un grand uomo, non è vero? Quindi perché non dovrebbe esserti piaciuto?”, lo fissai negli occhi rifiutando di cedere. Ma più lo fissavo, più vedevo diminuire la sua ostilità, finché successe qualche che mi scioccò. Vidi una lacrima scendere dai suoi occhi blu, rigargli una guancia ed in una voce piena di tensione, paura e rabbia mentre rapidamente parlava: “Perché io l’amo.” L’espressione di Cristian si addolcì, i suoi occhi si allargarono di stupore e poi si lasciò cadere. Era sorpreso e vergognoso di quello che aveva detto, ma non era scioccato neppure la metà di quanto lo era Alessandro o io. Ambedue lo fissavamo increduli di quanto avevamo sentito. L’ira che avevo sentito per lui cominciò a scemare, sostituita da comprensione, forse anche pietà. Cristian amava un ragazzo, ma la sua paura e l’insicurezza era così potente da fargli odiare l’oggetto del suo amore, biasimando Alessandro per il fatto di amarlo.
“Cristian”, cominciai lentamente, allungando una mano verso di lui sperando di dargli conforto.
“Fottiti”, disse attraverso le lacrime prima di girarsi e fuggire.

La mia mente barcollava dopo quell’incontro. Era accaduto così velocemente ma in quell’istante molto era cambiato. Mi rivolsi di nuovo ad Alessandro che era ancora seduto in terra sconvolto. L’aiutai ad alzarsi ma non parlammo, ci limitammo a guardarci.
“Ehi i ragazzi, come va? ” Alzai lo sguardo e vidi Alberto che si dirigeva verso di noi, aveva un sorriso gigantesco sul viso che mi diceva quanto era lieto di vederci insieme. Ma noi eravamo ancora storditi per quello che era appena successo e siamo riusciti a mala pena a dire ciao. Alberto sembrò improvvisamente a disagio, senti che qualche cosa non andava. Si leccò nervosamente le labbra e si guardò i piedi e diede un calcio ad un ciottolo.
“Io … um… sto andando alla sala giochi, ci vedremo la, speranzo”, disse sempre a disagio prima di andare via.
“Alberto”, lo chiamai mentre si allontanava. Si girò, ci guardò ed io sorrisi mentre circondavo Alessandro con un braccio. Alberto sorrise arrossendo prima di continuare il suo cammino.

“Cosa diavolo è successo?” Disse Alessandro completamente confuso.
“Non sono sicuro di saperlo” dissi. “Le cose stanno cambiando velocemente.”
Ci incamminammo sull’imbarcadero in silenzio, il mio braccio ancora sulle spalle di Alessandro, il suo braccio intorno alla mia vita. Eravamo ambedue sprofondati nei nostri pensieri mentre ammiravamo gli ultimi raggi del sole calante. Arrivammo alla fine del porticciolo e continuammo a mamminare finché non guardai indietro e rimasi sorpreso di quanto eravamo andati lontano. Le luci del porticciolo brillavano in lontananza ed i rumori delle feste si erano affievolite in un bisbiglio. Le macchine passavano sulla strada ma per il resto eravamo completamente soli. Mi sedetti contro un albero caduto tirando a me Alessandro. La sabbia morbida era ancora calda sotto di noi e c’era una debole brezza che soffiava sul lago. Le stelle brillavano sopra di noi nel buio, in un cielo senza nubi. Era una bella vista romantica. Alessandro si appoggiò a me appoggiando la testa sulla mia spalla e muovendo la mano in piccoli cerchi sul mio stomaco ed il mio torace.
“Giorgio”, disse. “promettimi che staremo sempre insieme.”
“Te Io prometto Alessandro, per sempre” dissi mentre il mio cuore si gonfiava. Lui alzò la testa e le nostre bocche si incontrarono in un bacio. Io mi chinai un po’ di più ed Alessandro cadde sulla schiena ridendo. Io baciai di nuovo le sue dolci labbra facendovi scivolare in mezzo la lingua. Le sue mani strofinarono su e giù i miei fianchi, solleticandomi leggermente le costole. Mi alzai su di un gomito mentre con l’altra mano cominciavo a sbottonargli la camicia e la aprii in modo da poter arrivare al suo torace liscio. Mi misi a sedere con le nostre bocche ancora unite, Alessandro si alzò con me. Alla fine interruppi il bacio e lo guardai nei suoi occhi marroni e profondi mentre la mia mano scivolava verso il basso sul suo torace raggiungendo la cima dei suoi pantaloncini. Li sbottonai con calma e li abbassai mentre lui mi guardava in trepidazione. Calciò via le scarpe in modo che io potessi rimuovergli completamente i pantaloncini, poi amboedue ci togliemmo le camicie. Alessandro si mise a gambe divaricate in ginocchio sul mio grembo portando il torace alla mia faccia, lamentandosi si piacere quando cominciai a succhiargli i capezzoli. La mia mano destra afferrò il suo cazzo già duro e lo strinse, costringendolo a gemere più forte. Lui stava tentando con forza di fare le cose lentamente ma capii che stava esplodendo di passione e voleva fare del sesso selvaggio. Gli diedi un lento colpo e fu troppo per lui, si alzò e si chinò su di me, le sue mani dietro di me, il suo magnifico uccello che puntava contro la mia faccia. Le mie mani lottarono con il bottone dei miei pantaloncini mentre lui dpostava più vicino a me le sue anche. Mosse la sua cappella avanti ed indiwetro sulle mie labbra, rivestendole della suo liquido pre seminale. Io tenni strette le labbra finché lui alla fine vi spinse dentro la punta del suo membro e fece scivolare dentro completamente la sua calda carne. Aveva un sapore così buono, era così caldo e duro. Io cominciai immediatamente a succhiarlo abilmente mentre Alessandro muoveva le anche facendo scivolare la sua rigidezza dentro e fuori della mia bocca.
Fu la mia volta di calciare via le scarpe e calze. I miei pantaloncini erano aperti sul davanti ed io stavo per farli scivolare via quando Alessandro improvvisamente tirò fuori il suo cazzo delizioso dalla mia bocca e mi guardò. Mi tirò su, si sedette sul mio torace e poi mi diede il più profondo bacio della mia vita. Tolse la lingua dalla mia bocca e poi mi leccò un orecchio prima di dirmi a bassa voce: “Giorgio, voglio fare l’amore con te.”
Mi abbassò insieme pantaloncini e boxer facendomeli scivolare via dai piedi e lasciandoli cadere nella sabbia fra i nostri altri vestiti. Restammo così nudi sotto il chiaro di luna prima che Alessandro mi facesse girare. Le sue mani guidarono il mio corpo in posizione, sulle ginocchia chinato sul tronco sul quale eravamo seduti. Alessandro si mise dietro di me baciandomi la nuca. Smise e sentii le sue palle e la parte inferiore del suo cazzo duro scivolare sulla mia schiena prima di annidarsi nella mia fessura. Si chinò su di me mettendo le mani vicino alle mie, il torace nudo contro la mia schiena mentre cominciava a spingere le sue anche, facendo scivolare i suoi quindici centimetri duri tra le mie natiche. Io mi lamentai e piagnucolai quasi implorandolo di penetrarmi. Alessandro lasciò che la sua cappella trovasse da sola il mio buco e spinse. Io ansai rumorosamente quando la punta del suo cazzo scoccò dentro seguita dall’intera lunghezza. In pochi secondi ero pieno di lui.
Le sue belle anche cominciarono a pompare rapidamente contro di me ma appassionatamente. Avvolse un braccio intorno al mio torace per tenere uniti i nostri corpi. Le sue spinte si fermarono e mi tirò via dal tronco, mi fece girare e mi fece sdraiare sulla schiena nella sabbia, il tutto col suo cazzo ancora seppellito dentro di me. Alzai lo sguardo alla sua silhouette disegnata contro il cielo notturno, circondai con le gambe il fondo della sua schiena, lui rimase immobile per un minuto e la sua mano scivolò in giù a carezzare il mio pene gocciolante.
“Alessandro… oh… oh…” l’implorai ansante “Per favore”.
Lui si curvò e mi baciò leggermente ricominciando a spingere dentro di me più forte di prima. Era tutto ciò a cui potevo resistere. Il mio buco si strinse intorno a lui mentre le mie braccia e le mie gambe afferravano il suo corpo. Gridai forte quando sentii lo sperma salire dalle mie palle ed uscire dal mio uccello sensibile tra i nostri corpi. La faccia di Alessandro fremette di piacere mentre sentivo i suoi primi fiotti che mi riempivano. Lui spinse le sue anche contro di me finché ogni goccia non fu versata, poi crollò su di me e restammo abbracciati.
Ci baciammo dolcemente strigendoci finché non trovammo la forza per alzarci e lavarci nell’acqua fresca. Camminammo lungo la spiaggia e piedi e torso nudi, tenendoci per mano e guardando le stelle sopra di noi. Non dicemmo una parola, non perché non ci fosse niente da dire ma perché non c’era bisogno di parlare. Ci dirigemmo verso casa lasciandoci con un bacio dolce fuori di casa mia. Un bacio che sigillò la nostra promessa.

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