Raku-yaki! – parte 3

Raku-yaki! – parte 3
La pelle mi rammenta di fare meno lo stronzo con i raggi solari e la mente mi ricorda di fare poco lo stronzo con l’appuntamento.
Dopo anni di convivenza e logicamente non più avvezzo ad appuntamenti galanti, passo una buona mezz’ora a ragionare su cosa infilarmi, optando per una polo aderente che scolla quasi sino allo sterno.
Decido di schivare il profumo e dopo una sbarbata, il mio vestito olfattivo sarà uno sprizzo di Old Spice. Penso che se una donna non gusta la rudezza di un buon dopo barba alcoolico, probabilmente ha un’ idea snaturata della virilità. Non ho mai considerato di depilarmi il petto o ritoccarmi le sopracciglia, tanto meno di rosolare sotto una lampada abbronzante: i centri estetici sono luoghi che un maschio indipendentemente dall’orientamento sessuale, non dovrebbe varcare manco per consegnare una lettera.
Mi avvio verso il negozio in perfetto orario, con un filo di tensione addominale che sembra più o meno la stessa di quando sto attendendo il gong della prima ripresa. Mi duole confessare che con le donne non ci so fare, per cui passo dei minuti auspicando di non fare cattiva impressione e che la storia del laboratorio sul retro non si riveli una finta da KO.
La scorgo dinanzi la saracinesca semi abbassata, che mi attende sorridendo.
Un soffio di brezza dà un passaggio al suo profumo estivo di cocco e vaniglia, che si incunea tra le mie narici sino ad avvoltolare soave il mio encefalo.
Ella sa come giocare le sue carte vagliando la maglia a fascia che indossa le cui righe vanno a girare sul suo seno pieno e tondo, di cui intravedo appena una sottile fossetta di scollatura.
Una lunga gonna le lascia le caviglie scoperte che si prolungano su sandali vermiglio che cingono piedi dalle unghie smaltate di nero. Questo ultimo audace particolare, non fa che rendermela ancora più sexy domandandomi se la cosa sia correlata alla sua personalità. Mi chiedo se qualche cliente di fronte a ciò che stavo osservando io, non sia svenuto contro un espositore.
“Ciao! Entra pure in laboratorio mentre finisco di chiudere il negozio” mi dice ed io stordito dal metallico ruggire della serranda che cala, mi incammino verso la stanza che si rivela un piccolo Eden della ceramica.
File ordinate di mensole reggono decine di manufatti, che temporaneamente mi distraggono dalla loro meravigliosa creatrice che mi riporta alla realtà dicendomi “Ho visto dal tuo telefono ciò che hai creato: è chiaro che tu sia alle prime armi, però possiedi un certo talento. Posso darti un consiglio?”
Io annuisco e lei continua dicendo “Non soffermarti esclusivamente sulle tazze, quelle ormai le sai già creare. Stasera ti presto la mia attrezzatura e ti mostro come creare una teiera. A patto che tu faccia una cosa per me…”
Lei prende una piccola pausa, fa un respiro profondo e dalla sua espressione fiuto che sta partendo con qualcosa di grosso. Avverto che in quel momento sta per sganciare una frase pesante come l’Enola Gay e si sta giocando tutto ad una mano di poker che se va storta, non le lascerà neppure le lacrime per piangere.
“…vorrei che tu posassi nudo per me. Vorrei modellare una statua con le tue fattezze, perché una cliente tedesca che ha una casa qui, vorrebbe esporre in casa. E’ una di quelle fissata con l’arte greca e credo che tu sia il modello giusto, perché sei così..”
La vedo in preda ad un imbarazzo pari ad un rutto scappato ad un poeta di fronte ad una platea di intellettuali intendi ad ascoltare versi.
La imbocco con un “Così come?” rincuorato dal fatto che siamo avviluppati dalla stessa ansia.
“Così bello…ecco. Il fatto è che vorrei riprodurti con il pene dritto…”
Con il viso in tinta con i sandali, accetto meditando che ormai sono a metà dell’opera: sarà un po’ come combattere un avversario irruento e brevilineo con cui basterà non osare troppo, mantenersi a distanza, invitarlo ad avanzare e colpirlo di incontro la momento giusto.
“Vuoi cominciare ora?” le dico.
“Se non ti dispiace sì, mi ha dato solo poche settimane.”
Vedo che al centro della sala c’è uno sgabello e lei mi invita a spogliarmi e a sedermi sopra di esso; vedo che lei armeggia con una macchina fotografica digitale e di un cavalletto e si dispone a qualche metro da me; scorgo i suoi capezzoli pungere il tessuto del vestito, ma la sensuale visione viene distratta dai flash e dalle indicazioni sulle pose. Quando finalmente i nostri sguardi si incrociano ella mi invita ad allargare le gambe, ma disgraziatamente dopo tutto quello sballottare, il mio pene non risponde ai comandi.
Complice una seduta per nulla confortevole e un distrarmi di continuo nel seguire indicazioni lo ritrovo non completamente moscio, ma vinto dalla gravità semi svenuto tra le mie cosce.
“Ops, perdonami sono costernato…”
Non faccio in tempo a morire di imbarazzo che lei sorridendo si avvicina e prendendomi la testa tra le mani, si accosta con la bocca al mio orecchio destro bisbigliando “permetti?” e ridisponendo il suo viso di fronte al mio le faccio cenno affermativo, non sapendo ancora cosa le sto permettendo. A quel punto le sue labbra si incollano alle mie, staccandosi e ricominciando a baciare ripetutamente ad intervalli regolari. Le nostre bocche iniziano ad allargarsi gradualmente all’unisono, sino ad incuneare le lingue che si intrecciano lascive.
Successivamente lei porta la mia testa verso il suo seno, spingendola forte tra di essi; mi appare come rugiada il suo sudore impregnato di profumo. Mi spinge via e nemmeno il tempo di prendere fiato e di tornare a mettere a fuoco con gli occhi, quando separando le cosce tra di loro, ingoia il mio pene.
Parte piano a piccoli movimenti, per poi aumentare pian piano di intensità; sento che il suo respiro si fa affannoso, ella si stacca dal mio glande, lecca un paio di volte lungo tutta la lunghezza e si sofferma con la lingua sul mio scroto continuando a reggere il pene con la mano. Infine mi dà un bacio sul meato, che trabocca liquido pre-cum e saliva ed io ne ho tratto così tanto piacere che le gambe mi sono diventate di cemento per quanto ho contratto i muscoli.
Ella torna alla macchina e il mio cazzo è saldo come un monolite; lei levandosi con un dito parte dei nostri umori dal labbro inferiore e succhiandosi la falange, ruota intorno alla mia postazione facendo altre foto.
“Abbiamo finito con le fotografie. Ma se vuoi andiamo avanti con…” e non la lascio finire che le sono già addosso. Lei sorride e tuona con una risata che le vivacizza il volto di una bellezza straordinaria.
La sollevo da terra, con lei che mi tiene le braccia intorno al collo e cinge i miei fianchi con le gambe; la appoggio su di un grande tavolo e le scopro il seno che sbalza fuori dal vestito.
Morbido e chiaro, terminante con un capezzolo di un rosa chiaro tanto bello da sembrare irreale, mi ci attacco vorace con la bocca, muovendo la lingua in modo circolare su di esso; lei contrae l’addome sollevando il capo dal piano del tavolo, per poi reclinare la testa indietro gemendo.
Scendo con la testa e le sollevo la gonna, la svesto dell’intimo nero denudando una vagina dal pelo corto e dalle inguini lisce; divido con le dita le grandi labbra mettendo a nudo un clitoride intinto di secrezione e pronto per la mia bocca, in cui lo faccio scivolare facendogli incontrare la lingua.
Lei poggiando i piedi sulle mie spalle, boccheggia e cinge con le mani la mia nuca delicatamente; io non smetto di leccare cercando di entrare in sintonia con il suo corpo sondando le sue sensazioni.
Faccio scorrere le mani dalle cosce verso il suo seno, stringendolo con forza; in seguito percepisco che sta afferrando le dita della mia mano destra facendosele scivolare il bocca.
La lascio fare brevemente, fino a quando non decido di levarmi da lei ed infilarmi un preservativo per iniziare ad essere accolto in quel magnifico corpo di donna.
(continua!)

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