LA MALEDETTA CANTINA – Non solo Storie Cap. 2

LA MALEDETTA CANTINA – Non solo Storie Cap. 2
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Ero frastornato dalla visione di Marta, mai mi sarai aspettato di vederla così, il suo posteriore in bella vista davanti a tutti non era messo in conto, l’espressione di Alina che mi fissava mi fece sentire in colpa, ma come potevo non ammirare tutto quel ben di Dio.

Luis mi fece segno di seguirlo, afferrai la Tasting Box e ci incamminammo verso la botola che dalla cucina portava alla cantina sottostante. Per accederci bisognava scendere una scala a chiocciola di legno di castagno, molto particolare, ma anche abbastanza ripida con i gradini stretti e irregolari.

Era tra i pezzi forte della cascina, risaliva al ‘700 e Marta ne andava molto fiera, anche perché grazie al suo restauro ha riacquisito tutto il suo fascino, ma non di certo la comodità. Luis mi anticipò fece giusto qualche gradino e mi prese dalla mani il box con il vino dicendomi:
– «Dallo a me che sei tu vecchio e emozionato e rischi di fare danni» –

In effetti non aveva tutti i torti, ero davvero emozionato, ma in realtà credo che lo abbia fatto perché crede che non essendo in grado di sopportare certi sforzi avrei potuto rovinare la pregiata scala o molto più probabilmente, e di questo ne sono quasi certo, perché voleva rimarcare i suoi dieci anni in meno. La sua virilità.
Lasciai a lui l’ingrato compito, e lo segui.

Mentre scendevo, percorsi alcuni scalini, quando la mia faccia arrivò all’ altezza del pavimento, con la coda dell’occhio, alla mia sinistra notai Marta rannicchiata che controllava il forno.
Istintivamente mi fermai a ammirarla, era veramente sexy, non la conoscevo in questa versione, il tubino la fasciava completamente seguendo le sue dolci forme, pensai subito che non indossasse neanche i reggiseno, era logico dopo la scena vissuta poco prima.
La cosa mi eccitò parecchio al punto di completare il principio di erezione che già avevo in atto, sentii il mio cazzo spingere nelle mutande e farsi duro. Maledetti pantaloni aderenti! Avevo un erezione in bella vista che Luis avrebbe sicuramente notato.

Non avevo molte scelte:
O con una scusa spostarmi e aspettare che passasse o continuare a scendere e affrontare l’imbarazzo.
Scelsi la seconda, anche perché se fossi risalito avrei trovato davanti a me mia moglie che, nel frattempo, si stava avvicinando a Marta e la cosa sarebbe stata molto più complicata da gestire.

Mi feci coraggio e decisi di affrontare l’antipatica situazione, percorsi alcuni scalini con molta titubanza e proprio mentre stavo per mettere in bella vista il mio pacco emozionato senti la voce di Luis, in lontananza dirmi:

– «Alessio, potresti prendere il l’apribottiglie? Dovrebbe essere sul tavolo.» –

Perfetto! Eccomi nella situazione che volevo evitare! Sarei dovuto rientrare in cucina e sia Anita che Marta mi avrebbero visto in quelle condizioni.

In pochi millisecondi mi frullarono un milione di cosa nella mente, stavo sudando a freddo, non volevo farmi vedere cosi; fu li che il mio spirito di sopravvivenza si manifesto come, forse, mai aveva fatto. Ebbi un intuizione geniale.

– «Luis, ci penso io, ho in macchina un nuovo kit che fa al caso nostro! Non vorrai rovinare quello spettacolo di vino con il tuo apribottiglie da due soldi?!. Solo un attimo, vado e trono!» – gli risposi. Fu l’unica cosa che mi venne in mente, ma in quel momento la trovai veramente geniale.

Grazie a dio! Potevo evitare le due donne, quelle che per me in quel momento erano diventate un incubo, pericolo scampato pensai e con un rapido movimento risalì gli scalini appena percorsi e mi diressi con fare molto tranquillo all’uscio della cucina che portava alla mia salvezza.

Attraversai l’andito e senza fare rumore apri la porta di casa per recarmi alla macchina parcheggiata subito di fronte. I miei aguzzini non si accorsero di nulla, lo capii intravedendole dalla vetrata, Marta ancora rannicchiata, con un dolcissimo sorrisino stampato in faccia intenta a controllare il forno e Alina in piedi di spalle.

Apri il portellone posteriore dell’auto per recuperare il Kit, e tra me e me ringraziavo la mia amata per il regalo fatto, il corso per Sommelier mi stava salvando da una situazione imbarazzante.

Presi il kit e chiusi il portellone con molta delicatezza e feci per rientrare in casa, notai che Marta si stava dirigendo verso la porta della cucina, pensai stesse venendo da me e la preoccupazione, appena passata, si ripresentò ancora più tangibile.

Avevo ancora l’erezione in atto, non più accentuata come prima ma manifesta e ben visibile, pensai come nascondermi e istintivamente poggiai la confezione del Kit sui miei genitali, ma il contatto con la s**tola fredda mi provoco un sussulto. Ero in panico. Che situazione ambigua stavo vivendo!.

Rimasi alcuni secondi fermo aspettando che la porta si aprisse e immaginai Marta che mi chiedeva spiegazioni sul mio stato. Già sentivo le sue parole:

– «Sei un porco! Ti sei eccitato guardando il culo di Anita!» – o ancora peggio:
– «Non è possibile! Ti ho sempre creduto quando mi dicevi che non mi avresti mai tradita neanche con il pensiero! » – Questo è più nel suo stile.

Una moltitudine variegata di seghe mentali mi attraversarono la mente, che paragonate a quelle vere, neanche Rocco Sifredi, nel massimo del suo splendore fisico, sarebbe in grado di battere in numero, intensità e fantasia.
Stavo delirando, e ne ero consapevole! Quasi mi rassegnai, non fosse stato per il rumore secco della porta che si chiudeva. Alina non si stava avvicinando da me!

Tirai un sospiro di sollievo. Ero nuovamente salvo…

Attirato dal suono mi accorgersi che Marta si era appena alzata e si stava sistemando il vestitino, tenuto ai bordi inferiori con una mano per parte, con due ancheggiamenti repentini lo abbasso rendendolo ancora più aderente.
«Cosi no!» esclamai con voce neanche tanto soffusa.

Nuovamente e per l’ennesima volta sentii quella sensazione di oppressione nel mio intimo, stava diventando una tortura, piacevole si, ma una vera e propria tortura psicofisica.

In un batter di ciglia avevo il cazzo duro come il marmo, sentivo le pulsazioni aumentare di intensità, la costrizione dovuta ai pantaloni incominciava a darmi fastidio, sentivo la punta della cappella aderire alle mutande, l’ennesima e veloce erezione, infatti, mi lasciò scoperto parte del glande e il contatto diretto stava diventando insopportabile.
Avevo bisogno di liberarmi, non potevo continuare cosi, nel tentativo di trovare sollievo, afferrai con la mano sinistra, la mia asta disposta lateralmente e cercai di liberarmi dal fastidio.

Non ci fu cosa più sbagliata! Pessima deccisone.
Sono destro di natura, la mano sinistra per me e come se non fosse mia, ma avendo il Kit nella mano destra fui obbligato; involontariamente ma, forse anche no, apri completamente la cappella lasciando tutta la sua delicata superfice a contato con gli slip. Un brivido di piacere attraversò la mia schiena fino ad arrivare al cervello, una scarica di ormoni mi investì in pieno dando vita a quella mano.

Come animata di vita propria in preda a un raptus improvviso, incontrollabile, tipico di chi vuole vendetta, prese possesso del suo oggetto del desiderio. Sembrava fosse consapevole che, in quel momento, poteva soddisfare le voglie represse da anni passati a fare la comparsa. Era lei la protagonista ora.

Non mi opposi e lasciai che la sua stretta avvolgesse la parte bassa dell’asta.

Marta era ancora davanti a me, ora era li in piedi che impugnava un minipimer, intenta a creare una delle sue indescrivibili salse. Mi focalizzai sulla sua mano e sul movimento verticale alternato, seguito da piccole rotazioni che faceva compiere al piccolo elettrodomestico, desiderai essere al suo posto.

Era sensuale nei movimenti, si vedeva chiaramente che metteva amore in quel gesto, è una cuoca provetta e ora stavo capendo il perché, la stavo desiderando, non riuscivo a distogliere lo sguardo da lei e dal suo sensuale movimento.
La volevo. Strinsi la mano ancora più forte e ne presi il controllo, incominciai a seguire i suoi movimenti, il suo ritmo, come in una danza tribale, mi lasciai trasportare dall’eccitazione e incominciai a masturbarmi.
Ero come ipnotizzato, al punto di scordare che ero in bella vista davanti a lei.

Ebbi un momento di lucidità e decisi per evitare ulteriori imbarazzi, ero li proprio per quello, di sistemarmi dentro l’auto, a quel punto metabolizzai che la soluzione migliore era quella di sfogare i miei istinti, avrei risolto la situazione imbarazzante così.

Mi diressi nella parte sinistra della vettura e mi sistemai nei sedili posteriori, ottima scelta i vetri oscurati pensai, mi davano la possibilità di osservare e di non essere visto, quale miglior posizione. Fremevo.
Poggiai il kit sul sedile per poter abbassare la zip dei pantaloni, avevo bisogno di liberarmi, non potevo rischiare di eiaculare dentro i pantaloni, sarebbe stato un disastro, erano troppo leggeri e stretti si sarebbe visto tutto dopo. Abbassai la cerniera, infilai la mano dentro gli slip e cercai di portare fuori il mio pene eretto. Fui scioccato nel sentire quanto fosse diventato duro e caldo, sentivo le vene pulsare.

Non fu possibile, nonostante non sia estremamente dotato, lo spazio era troppo ristretto, per svincolare quei 17 cm dalla loro gabbia.

Decisi di slacciare i pantaloni, con molto timore però, nonostante fossero passati pochi minuti non potevo attardarmi, Alina non vedendomi sarebbe potuta venire a cercarmi e anche Luis mi aspettava.
Slacciai la cinta in pelle Calvin Klain e sganciai il due bottoni dei pantaloni, a questo punto avevo libero accesso alla stanza dei piaceri, abbassando leggermente le mutande mi si presentò davanti una visone inaspettata; avevo gli slip completamente inzuppati di umori e si sentiva anche un forte odore di sesso maschie.

La cosa mi eccitò parecchio, afferrai con decisione il mio organo e molto velocemente con movimenti secchi e alternati, dalla base alla cappella compresa, incomincia a segarmi.
Una parte di me diceva di smetterla. L’altra no però!

La situazione era a dir poco bizzarra, non sono abituato a masturbarmi, e ancor meglio in macchina davanti a una donna. Surreale.

Per me l’autoerotismo non è una pratica abituale, mi capita raramente e generalmente lo faccio solo quando non posso essere con Alina.
Ma la volta, anche volendo non potei resistere, non desideravo altro che sentire piacere, era un bisogno carnale vivo da soddisfare e al più presto.

Avevo perso ogni forma di inibizione, sfilai i pantaloni e le mutande facendoli scendere all’altezza delle caviglie, mi avvicinai al bordo del sedile e con una stretta virile impugnai il mio organo spingendolo verso il basso, sentivo l’asta comprimere lo scroto gonfio, la cappella completamente aperta era lucente dagli umori, mi bastarono pochi movimenti concentrati sul glande per sentire il flusso salire, ero al limite, scivolando leggermente verso il basso strinsi la mano con forza tenendola ferma e con movimenti secchi del bacino, simulai una penetrazione, colpi ben assestai che fecero cigolare il sedile: un colpo, due colpi, tre colpi… stavo venendo!

Sentii lo sperma risalire lungo il canale, spinsi la mano sulla base del pene e lasciai che fossero le contrazioni involontarie a espellere lo sperma. Ero in estasi e ansimavo.

Avrei voluto liberarmi schizzando, ma proprio nell’istante prima di eiaculare, quando mi resi conto che la quantità sarebbe stata tanta, velocemente copri la cappella con la pelle del prepuzio, strinsi la mano con forza come per chiuderla e mi lascia andare.

Le contrazioni erano forti e lo sperma caldo che sarebbe dovuto schizzare mi colò dalla mano in maniera copiosa, lo sentivo scendere lentamente verso il basso, ma l’intensità dell’orgasmo mi impedii di interrompere.
Era fortissimo, come mai provato con l’autoerotismo, tremavo e il cuore batteva all’impazzata, non sarei mai riuscito a rovinare un cosi bel momento, cercai di rimediare semplicemente usando la mano sinistra a modo di cucchiaio. Ma il danno fu fatto.

Non mi resi subito conto della situazione, ci vollero alcuni lunghissimi secondi per riprendere il controllo del mio corpo, solo allora con in mano il cazzo che lentamente si ritirava, come a nascondersi temendo di essere testimone di un misfatto, mi accorsi dell’accaduto.

Nella frenesia del momento non mi ricordai minimamente che in macchina non avevo salviettine!
Pessima situazione!

Entrambi le mani stracolme di sperma, seduto a gambe aperte e con i pantaloni e le mutande abbassate con il rischio di essere pure beccato, da pali in frasca come si suole dire. Che cazzo di casino!

Dovevo fare in fretta e senza sporcarmi, il trolley con il cambio era rimasto nel baule posteriore, non potevo in ogni caso cambiarmi, avrei dovuto giustificarlo ad Alina, vai a sentirla, i pantaloni erano un suo regalo, maledetto il giorno che ci siamo imposti la regola: “I regali devono essere trattai come doni preziosi!”.

Mi avrebbe chiesto subito delle spiegazioni e non sapevo proprio cosa inventarmi..

Ci volle uno sforzo mentale non indifferente per risolvere la drammatica situazione da me personalmente creata, ed è da allora che incominciai ad avere dei dubbi sulla mia persona. Non ero poi come pensavo un abile pensatore.

Fatto sta che nella fretta e nella concitazione del caso, la prima cosa che mi venne in mente era quella di usare gli slip per pulirmi, peccato che prima avrei dovuto sfilare i pantaloni per poterli utilizzare a modo di clinex.
Mi voltai alla mia destra e mi ricordai del panno presente all’interno della Kit per il vino, geniale pensai, era perfetto, sarebbe stato l’ideale a parte la sua ridotta dimensione. Cosi feci.

Aprii la confezione di metallo cercando di imbrattarla il meno possibile, ma tanto in ogni caso, l’avrei ripulita in seguito ed eccolo li in bella vista, fu una gioia vederlo, mi senti per un attimo come un bambino che a natale riceve il giocatolo preferito.
Non esitai un attimo mi pulii bene la mano destra, era la più imbrattata, temevo non bastasse, e cosi fu, allora cercai di ripulire anche la sinistra almeno superficialmente e con un abile gesto riuscii a sfilarmi prima i calzoni e poi le mutante. Ero salvo!

Finii il mio lavoro di pulizia, sommaria, aiutandomi con le mutande, nere. Purtroppo.
Velocemente mi allacciai i pantaloni e fu li che con mio terrore mi accorsi che uno schizzo di sperma giaceva inerme sulla gamba destra del pantalone. Un colpo al cuore, fui assalito dal terrore!

Ero li che lo fissavo come un ebete, quando sentii il suono si alcuni passi sopraggiungere dalla mia sinistra, mi allarmai, gettai le mutande e il panno sotto il sedile e velocemente scesi dalla macchina.
Era Marta con in mano un paio di forbici e un rametto di erbe aromatiche.

Sorrideva, con quella sua espressione maliziosa che non capisci mai cosa stia pensando o stia per fare; si avvicinò e con voce sensuale mi disse:

– «Ehi birichino che stavi facendo solo soletto?» –
Ero imbarazzatissimo e non sapevo cosa rispondere, ebbi un attimo di buio totale ma poi, con fare scherzoso, mi avvicinai per evitare che potesse guardare sul sedile, e accarezzandola sulla guancia destra le risposi:

– «Sono qui per soddisfare i vostri piaceri!» –
e ancora, sorridendo:

– «Ho recuperato il Kit per la degustazione vini, questa sera vi farò una sorpresa» –
e la baciai sulla guancia appena accarezzata. Si mise a ridere e voltandosi, mi fecce cenno di seguirla dicendomi:

– «Dai sbrigati la cena è quasi pronta. Alina si sta facendo bella per te in bagno.
Cinque minuti e siamo in tavola!»-

Ero quasi sollevato nel vederla andare via, avevo corso un bel rischio, ma con quella mossa pronta e veloce, che ebbe l’effetto immediato di rinvigorire la mia autostima appena persa, riuscì a salvarmi, non più come si diceva una volta: in calcio d’angolo, ma bensì grazie al VAR!

Con due dita presi le mutande, che ora sembravano leopardate e il panno umido e appiccicoso, con la premura che un chirurgo ha nei confronti di un suo paziente sotto i ferri e stando attento a non sporcarmi li depositai nel trolley riposto nel baule posteriore.

Mi riavvicinai al sedile posteriore per prendere il Kit, alzai leggermente lo sguardo e dal finestrino notai che Marta mi stava guardando dal finestrone della cucina con un sorriso stampato in faccia.

Cazzo il finestrino era aperto!

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