E’ Nata Una Dolce E Piccola Troietta

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E’ Nata Una Dolce E Piccola Troietta
Avevo 16 anni e già da due la mia mente e il mio fisico avevano manifestato il desiderio di essere femmina. Pur essendo un ragazzo ero magro, minuto, con un bel paio di gambe femminili e un bel culetto rotondo. Nella mia cameretta, di nascosto dai miei genitori, mi depilavo, truccavo, indossavo la parrucca, vestivo in modo sexy, immaginando di essere una donna. Nella solitudine della camera guardavo film pornografici e immaginavo di essere l’attrice di turno che veniva posseduta dai suoi maschi. Non avevo mai fatto sesso con nessuno, soltanto con il mio piccolo dildo che tenevo nascosto nell’armadio. Immaginavo e fantasticavo sui ragazzi che venivano a scuola con me, ma quello che mi eccitava da morire era pensare di essere posseduta da uomini molto più adulti di me. Fin da allora mi piacevano gli uomini grossi, alti, non necessariamente muscolosi ma massicci (il genere ex rugbista e cammionista mi eccitava da morire).
Gennaro era un siciliano che superava la cinquantina e ogni primo Martedì del mese passava per il paese con il suo camion carico di verdura, frutta, olio, vino, per vederlo a porta a porta. L’avevo visto varie volte guardare con eccitazione mia madre (era una gran bella donna). Avevo ascoltato, di nascosto, i discorsi che facevano mia madre e mio padre su di lui. In paese la gente parlava e diceva che aveva alcune amanti e che fosse molto dotato e un focoso a****le da letto. Questo mi eccitava moltissimo e Gennaro era diventato il mio sogno erotico ricorrente, volevo perdere la verginità con quel grosso energumeno. Il mio piano s**ttò un caldo martedì di Luglio, i miei genitori si sarebbero assentati tutto il giorno e sarebbero tornati alla sera. Mi diedero l’incarico di prendere una grossa anguria da Gennaro ma quello che volevo prendere era ben altro. Passai la mattinata a prepararmi: ero depilatissima, profumata, indossavo una parrucca con capelli neri e lunghi, avevo un rossetto rosso e delle unghie finte che ne richiamavano il colore. Avevo un vestitino nero attillato che fasciava il mio corpo magro e metteva in luce il mio culettino rotondo. Portavo ai piedi delle scarpe nere con tacco 13 che valorizzavano le mie caviglie fini e le mie gambe lunghe e magre da modella. Mi sentivo veramente una femmina pronta a soddisfare il suo maschio, ero eccitata da morire ma allo stesso tempo spaventata: e se mi avesse rifiutata? E se mi avesse fatto male? L’eccitazione era troppa dovevo continuare con il mio piano. Gennaro, puntuale, arrivò davanti a casa verso le 15 di quel caldo pomeriggio di Luglio. Scese dal camion e si mise ad urlare con il suo accento siciliano: “Frutta… verdura… venite donne… è arrivato Gennaro…”. Io aprii la porta di casa e senza farmi vedere gli dissi: “la mamma mi ha detto se puoi darmi una bella anguria, ti prego portamela in casa che io non ce la faccio a prenderla”. “Subito ragazzino”, disse Gennaro un po’ dispiaciuto che non ci fosse mia madre. Lasciai la porta leggermente aperta e lo aspettai nel corridoio di entrata. Avevo il cuore a mille e le gambe mi tremavano sopra quei lunghi tacchi. Gennaro entrò portando l’anguria sopra la spalla e appena mi vide mi guardò incredulo e disse: “minchia”. Io lo guardai intensamente e con tutta la sensualità che potevo gli dissi: “ti piaccio?”. Gennaro chiuse la porta, posò l’anguria in un angolo, mi squadrò dalla testa ai piedi e toccandosi la patta gonfia disse: “minchia, ma tu non eri un ragazzino?”. “lo ero”, gli risposi. Si avvicinò a me, con i tacchi io superavo il metro e ottanta e Gennaro, nella sua imponenza, mi sovrastava di un bel po’. Sentivo il suo respiro affannoso e eccitato, sentivo il profumo del suo sudore fresco e eccitante. Mi prese per un braccio e mi fece ruotare per guardarmi il culo e poi ci appoggio le sue grosse manone e cominciò a palpeggiarmi. Non c’era bisogno che mi rispondesse, il grosso rigonfiamento che aveva sulla patta parlava per lui, gli piacevo tanto. “Sei proprio una bella troietta” disse, “non ho mai fottuto un maschio ma per uno come te faccio un eccezione, mi sembri quelle modelle che sfilano in televisione”. Mi prese in braccio e senza fatica mi sollevò e mi portò nella camera da letto dei miei genitori. Mi misi seduta sul letto e lui si sfilò la canottiera rivelando il suo grosso petto villoso e la sua pancia prominente e poi si abbasso i pantaloni corti e le mutande e mi mise davanti un cazzo grosso e duro. Era impressionante, non tanto per la lunghezza quanto per la larghezza, non avevo mai visto nulla di così, neanche nei film porno. L’uomo si sedette vicino a me e incominciò ad accarezzarmi le gambe magre, il suo cazzo si inturgidiva sempre di più riempiendosi di vene pulsanti. Gennaro si accorse del mio imbarazzo e disse: “E’ la prima volta troietta?”, con una voce intimidita ma eccitata gli dissi: “Sì, è la prima volta”. “Vedrai che ti piacerà troietta, prendilo in mano…”. Le mie piccole mani, con le unghie lunghe e rosse, si avvolsero su quel membro che sentivo pulsare e inturgidirsi sempre di più. Iniziai a masturbarlo e lui si distese sul letto bestemmiando e insultandomi come una baldracca di strada, questo mi eccitava tantissimo. Mi piaceva sentire fra le mani per la prima volta un cazzo di carne caldo e pulsante. Poi Gennaro si alzò e mi disse : “ora lo devi sucare”, mi prese la testa e l’avvicinò al suo membro. Spalancai la bocca e le mie labbra rosse faticarono ad inghiottire la sua grossa cappella, lo sentivo pulsare e spingere nella mia bocca. Incominciò a spingere la testa sempre di più ma per quanto spalacassi non riuscivo a prenderlo tutto. Mi mancava il respiro e avevo riempito il suo grosso cazzo di saliva che ora scendeva sul mio vestitino e sulle mie gambe da modella. Tutto questo mi eccitava tantissimo. Dopo interminabili minuti lo estrasse dalla mia bocca e mentre tossivo e respiravo mi disse: “ora troietta girati che te lo voglio mettere nel culetto”. Ero spaventata e eccitata, quel grosso cazzo mi avrebbe sfondato per bene. Fortunatamente mi ero preparata del lubrificante che spalmai su quel grosso membro. Mi misi in ginocchio sul letto con il culetto per aria, spostai il tanga nero dal buchetto e gli sussurrai spaventata e eccitata: “non farmi del male, ti prego…”. Potevo vedermi nella specchiera laterale che i miei genitori avevano sapientemente messo al lato del letto. Sembravo proprio una giovane pornostar che stava aspettando vogliosa il suo stallone, il suo paparino. Gennaro ebbe l’accortezza di infilarlo piano, ma all’inizio mi fece veramente male. Sentivo il culo che si dilatava e bruciava e aveva infilato solamente la cappella. Un ultimo sforzo e con un colpo deciso e doloroso lo fece entrare per bene. Urlai di dolore e Gennaro mi tappò la bocca: “zitta troietta che ci sentono fuori”. Iniziò a muoversi piano e poco per volta il dolore lasciò posto al piacere. Osservavo nella specchiera, come fosse in un film, il grosso uomo pelato e peloso che affondava i suoi colpi su un corpo magro, adolescenziale, acerbo, quel corpo ero io, Paoletta. Gennaro divenne sempre di più un a****le selvaggio, lo si poteva capire dal suo impeto e dai suoi grugniti. Con forza affondava il suo grosso cazzo nel mio culetto e sudando mi gocciolava addosso il suo sentore. Fino a quando estrasse quell’enorme membro e girandomi violentemente mi inondò il viso della sua calda sborra. I getti di sperma erano caldi e potenti mi riempirono la faccia e la bocca. “Bevila tutta troietta”, così disse il mio uomo ed io obbedii sentendo per la prima volta il profumo e il gusto intenso del seme maschile (ora faccio questo solamente con le persone certificate e che conosco da un po’ di tempo, la salute prima di tutto). Rimasi stremata sul letto e quel grosso bastardo, dopo essersi fatto una doccia, si rivestì e mi disse: “sei stata una brava troietta, ti voglio ancora scopare, fai in modo che la prossima volta non ci siano i tuoi genitori”, e poi se ne andò. Io rimasi distesa per un po’ a riposarmi dalla fatica, dall’eccitazione, dal dolore (mi bruciò il culetto e mi fece male la bocca per numerosi giorni). Poi mi lavai, cambiai, sistemai la casa per il ritorno dei miei genitori. Gennaro mi scopò ancora numerose volte, fino a quando mi trasferii in città per andare a vivere da sola. Quel grosso bastardo ebbe il merito di essere il primo. Ora non sono più una ragazzina di 16 anni ma gli uomini come Gennaro mi piacciono ancora tanto…
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